Atlante

È andata così.
Qualche settimana fa, mentre mi preparavo a parlare delle Pleiadi, le sette mitologiche sorelle che danno il nome all’ammasso aperto M45, il loro padre Atlante è venuto a farmi visita.
Con la faccia di chi sa che riesce sempre a ottenere ciò che vuole.

«Atlas, carissimo! – lo chiamo col nome latino, che è praticamente lo stesso dell’originale greco, che è praticamente lo stesso dell’attuale inglese… – Come stai?»
«Oh Eliana dal ricciuto crine, la nostra vita prosegue senza particolari affanni né novelle. Ma ho sentito che stai scrivendo delle mie fanciulle.»
«Eh beh, sì: difficile non parlarne, visto che fantastiche storie immortali si sono inventate, tra i popoli di tutti i tempi, riguardo l’ammasso aperto che da loro prende il nome. Avrei voluto parlare anche delle omologhe di altre culture, ma si andava per le lunghe… Me ne occuperò alla prossima occasione.»
«Grande orgoglio pervade me e Pleione
«Mi fa piacere, porta i miei saluti alla tua signora.»
Sorriso di qua, sorriso di là.
«Bene, io tornerei a scrivere, è stato un piacer…»
«Oh fanciulla dalle doti numeriche, non prender commiato così in fretta!»

Atlante e le Esperidi, circa 1922 – 1925, di John Singer Sargent (1856-1925), Boston, Museum of Fine Arts.
Immagine: John Singer Sargent / Public domain

“E ti pareva…”
«Dimmi, o grande titano supporto di volte celesti!»
«Sono venuto a narrarti le mie gesta di persona, così che tu possa scriverne con competenza.»
“E lo sapevo!”
«Titano, padre di stelle, non posso scrivere di te.»
«Quale sortilegio ti impedisce di scrivere di me nel tuo stesso… spazio di scrittura?»
«Atlas, caro, nulla di personale. Lo sai che ti ammiro da quando ero alla scuola materna. Però nel mio blo… spazio di scrittura, ho deciso che parlo di astronomia e comunicazione della scienza. Va bene parlare di tecnologie spaziali e sono riuscita a inserirci un po’ di mitologia perché mi appassiona, ma non posso esagerare.
Ok le Pleiadi: loro danno il nome ad un oggetto di rilevanza astronomica e storie interessanti sono state inventate, per giustificare la loro presenza in cielo come segnale divino che scandiva i tempi della semina, del raccolto, della stagione di navigazione,…
Insomma, c’era un nesso con i miei argomenti, no?»
«Ma io sono Atlante, sorrettore di volte celesti!»
«Mah, sì, è vero… E poi?»
«Atlante l’audace, figlio di Giapeto il trafiggente, nipote di Cielo e di Terra!»
«Mh, come tanti altri fratelli. Come sta quel buon diavolo di Prometeo? Uno dei miei titani preferiti! Ah, presenti esclusi, ovviamente.»
«Una stella del tuo… ammasso porta il mio nome!»
«Già detto, già visto.»
«Una cicatrice sull’incostante volto di Selene la splendente porta il mio nome, e una luna del distante mondo che chiami Saturno.»
«Molto bene, probabilmente quando parlerò di Saturno ci sarà spazio per nominarti di nuovo. Forse.»
«Ma io sono l’inventore dell’astronomia e delle sfere celesti! Per Zeus infame!»
«Ora, non c’è bisogno di insultare Zeus, anche se capisco le tue ragioni. Ripetimi un po’, cos’è che sei?»
«L’inventore dell’astronomia e delle sfere celesti..?»
«Ok, Atlas, ok,… mh… Chi è che lo dice? »
«Diódōros di Agyrion»
«Diodoro il siculo? Lo storico vissuto nell’ultimo secolo avanti Cristo autore della monumentale Bibliotheca historica
«Proprio lui, mia signora conoscitrice di antichi cantastorie.»
«Sì, le lusinghe non ti porteranno da nessuna parte con me. – ma intanto un sorrisetto vittorioso cominciava ad allargarsi partendo dall’angolo della bocca di Atlante… –
Però quello che mi dici è interessante… Ok, Atlas. Mi hai convinto! Avrai il tuo articolo.»

Atlante l’audace è riuscito a innescare la mia curiosità. Mi ha raccontato di lunghissime battaglie sanguinolente tra fratelli e di antichi ordini cosmogonici.
Io, in cambio, gli ho parlato di comete, di razzi e di falene. Vuoi sapere cosa ci siamo detti?

Te lo racconto nell’articolo qui sotto. Con gran piacere.


In questo articolo

Il mito

Titanomachia

Atlante, figlio del titano Giapeto e dell’oceanina Climene, è un titano di seconda generazione. I titani sono figure mitologiche precedenti gli dei dell’Olimpo greco: incarnano le forze primordiali della natura e sono generati direttamente dall’unione del cielo, Urano, e della terra, Gea.
Nel racconto mitologico greco i titani non scompaiono, vengono inclusi nella narrazione in maniera organica e la migrazione della devozione dai titani verso gli dei dell’Olimpo diventa essa stessa racconto epico: la Titanomachia.

Gli dei dell’Olimpo, guidati da Zeus, sfidarono i titani con a capo Crono, signore del tempo, residenti sul monte Otri. L’obiettivo era elevarsi a nuova e unica stirpe divina, l’unica che i mortali avrebbero venerato da quel momento in poi.
Dopo una guerra di 10 grandi anni, cioè di oltre 250mila anni, nessuna delle due fazioni sembrava prevalere sull’altra. Gea consigliò allora di liberare gli altri suoi figli, i ciclopi, giganti con un solo occhio, e gli ecatonchiri, “dalle cento mani” e con cinquanta teste che sputavano fuoco. Zeus seguì il consiglio e li liberò dal Tartaro, il punto più profondo e oscuro degli Inferi, dove erano stati rinchiusi dallo stesso padre Urano, probabilmente risentito dalla loro mostruosità.
Grazie alle abilità dei ciclopi come forgiatori di armi e degli ecatonchiri come guerrieri, il destino della guerra tra titani e dei olimpici si sbilanciò in favore di questi ultimi, e i titani, sconfitti, furono rinchiusi nel Tartaro con gli ecatonchiri a guardia.
Beh, quasi tutti i titani.

La punizione di Atlante

Zeus decise di punire diversamente Atlante, che fu costretto a recarsi ai confini occidentali di Gea, della terra, e di reggere sulle sue spalle il peso del cielo.

Atlante che sostiene il globo celeste, 1646, di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591-1666), Firenze, Museo Mozzi Bardini.
Immagine presa dal sito del Museo Galileo di Firenze.

Qui c’è il dettaglio che ha colto la mia attenzione. Il racconto mitologico narra che Atlante fu condannato a reggere la sfera celeste, come punizione divina. Ma di lui si narra anche come di un favoloso re della Mauritania (nome latino del Maghreb antico), versato nella filosofia, nella matematica e nell’astronomia.
Anzi, il grandissimo storico greco Diodoro Siculo, vissuto tra il 90 a.C. circa e il 27 a.C. circa, e autore di un’opera di storia universale, Bibliotheca historica, cita Atlante come versato più di chiunque altro nell’astronomia e inventore del concetto che il firmamento fosse una grande sfera. Idea che in realtà è molto antica, già di almeno sei secoli al tempo di Diodoro, quindi a quel punto con molte potenzialità di essere “mitizzata” e che è giunta fino al Medioevo con i suoi cieli dei pianeti, della Luna e delle stelle fisse. Scardinata poi dalla rivoluzione copernicana.
Per l’attribuzione di Diodoro, il fatto che Atlante porti “il cielo sulle spalle” assume a tutti gli effetti la funzione di metafora, che ricorda il mitologico titano come i pilastro su cui la antica (per loro nuova) astronomia si poggia, con idealmente tutto il peso del firmamento.

Il punto d’interesse per me è proprio questo: la figura mitologica di Atlante diventa il pretesto per spiegare la nascita dell’astronomia e del concetto di sfera celeste. Una caratterizzazione molto più potente della semplice “colui che regge il cielo”.
Si potrebbe persino forzare un parallelismo e pensare che Atlante sta all’astronomia come Asclepio sta alla medicina.

Un errore molto comune nel ricordare il mito di Atlante è pensare che sulle spalle reggesse il mondo. No, era il cielo.
Ha contribuito a generare confusione la rappresentazione scultorea di Atlante. Ad esempio il celebre Atlante Farnese, (copia) di opera ellenistica in marmo alta 185 centimetri, databile al II secolo d.C. e custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con il globo in pesante marmo, l’impressione che esso rappresenti la Terra è comprensibile. A notare i dettagli però si scopre che anche quello è un globo celeste, che mostra le rappresentazioni in bassorilievo delle costellazioni.

Qui sotto foto fronte e retro dell’Atlante Farnese (Lalupa / CC BY-SA).

L’incontro con Eracle: due furbacchioni

La mitologia intreccia la vicenda di Atlante con altre figure note.
Si narra che Eracle, per compiere l’undicesima delle 12 fatiche a lui assegnate, dovesse raccogliere tre pomi d’oro dal giardino di Era custodito dalle Esperidi e con a guardia il drago dalle cento teste Ladone.
Eracle sapeva che le Esperidi erano ninfe figlie di Atlante, quindi gli si rivolse chiedendogli il favore di raccogliere lui le tre mele.
Atlante colse l’occasione e gli lasciò intanto prendere il suo posto a reggere il cielo. Tornato con le tre mele, però, non aveva in realtà nessuna intenzione di riprendere il proprio posto. Eracle, intuito l’inganno, ingannò a sua volta Atlante: si lamentò di non aver preso il cielo sulle spalle in posizione comoda, perché pensava di doverlo tenere per poco, ma se avesse dovuto dare il cambio al titano, avrebbe dovuto almeno sistemare il suo mantello sulla spalla a fargli da cuscinetto.
Atlante ci cascò: prese di nuovo il cielo sulle spalle per lasciar sistemare ad Eracle il suo mantello, ma questi raccolse le tre mele poggiate al suolo e se ne andò.
Alcune varianti della leggenda, dicono che Eracle costruì due pilastri per il cielo, al confine occidentale del mondo, per liberare Atlante dalla sua condanna. Questi sarebbero le note colonne d’Ercole (Ercole è il nome latino del greco Eracle).

La vendetta di Perseo e la catena montuosa

Altra leggenda narra che, Perseo, l’eroe che sconfisse Medusa dalla testa di serpenti e lo sguardo pietrificante, fece visita al re di Mauritania Atlante. Questi, messo in guardia da un oracolo che un figlio di Zeus gli avrebbe spogliato completamente gli alberi dai pomi d’oro, si rifiutò di accogliere Perseo. Perseo, nell’alterco che ne conseguì, finì col pietrificare Atlante con la testa di Medusa, che portava sempre alla cintola e ormai usava come arma.
Il titano divenne non solo una statua, ma un’intera catena montuosa, con la sua testa per cima, le spalle per creste e i capelli per alberi. La catena montuosa dell’Atlante, che si chiama ancora oggi così, si estende per circa 2500 chilometri tra Marocco, Algeria e Tunisia.

Jbel Toubkal, “vetta da cui si vede tutto”, con i suoi 4.167 metri è la vetta più alta della catena montuosa dell’Atlante, del Marocco e dell’intero Nord Africa.
Foto: Dan Gold on Unsplash

Ma a cosa pensi se ti dico “Atlante”?

a. Raccolta sistematica di carte geografiche per consultazione e studio; si distinguono, a seconda del partic. carattere delle carte: ageograficostorico; […] alinguistico, […] anazionali, amuto, […]
b. Per estens., ogni raccolta di tavole figurate di grande formato (talora anche non figurate): aanatomicobotanicoaceleste, […]

Vocabolario Treccani Online

Ad un certo punto nella storia abbiamo cominciato a usare il nome del titano Atlante per indicare la raccolta di carte geografiche.
Ti sei mai chiesto quando? Per opera di chi?

Fu ad opera del matematico, astronomo, cartografo fiammingo cinquecentesco Gerhard Kremer, italianizzato Gerardo Mercatore.
Padre di un nuovo modo di mappare il globo terrestre che da lui prende il nome, proiezione Mercatore, nel 1585 e fino alla sua morte Mercatore avviò una serie di pubblicazioni di carte geografiche raccolte in volumi che chiamò Atlas. Nel frontespizio trovava posto un’illustrazione di Atlante e un esplicito riferimento al nome del titano usato per indicare l’opera.

Frontespizio di Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, Gerardo Mercatore.
Immagine: Gerardus Mercator / Public domain.

Ora che ci penso in effetti anche questo può aver contribuito a creare la confusione su quale globo il titano tenesse sulle spalle…

Solo questo “atlante”?

No, per l’amor del cielo!
Atlante non è solo una collezione di mappe cartografiche. Ci sono veramente tantissime cose che prendono il nome più o meno esplicitamente da Atlante l’audace.

L’Oceano Atlantico è quello che inizia dove Atlante poggia i suoi piedi per reggere il cielo sulle spalle.

Atlante (C1) è la prima vertebra cervicale della colonna vertebrale, che regge la testa, assimilabile ad un globo.

Oltre alla stella Atlante, in realtà sistema stellare triplo nella costellazione del Toro che fa parte dell’ammasso stellare delle Pleiadi, in astronomia sono noti come Atlas anche un cratere lunare di 88,12 km situato nella parte nord-orientale della faccia visibile della Luna e come Atlante un satellite naturale del pianeta Saturno, scoperto da Richard Terrile nel 1980 dalle fotografie riprese dalla sonda Voyager e chiamato S/1980 S 28. Nel 1983 venne ridenominato Atlante perché “regge gli anelli sulle sue spalle”, come il titano il globo celeste.

Atlas è il nome di una famiglia di lanciatori non riutilizzabili statunitensi, che derivano dal missile capostipite della famiglia, SM-65 Atlas, primo missile balistico intercontinentale diventato operativo nell’ottobre 1959. Nelle intenzioni del progettista Karel Bossart, chiamare il missile col nome di un possente titano doveva rendere l’idea della sua grandezza e potenza. L’erede attuale della famiglia Atlas, il razzo Atlas V, è tuttora operativo e con lanci programmati per i prossimi anni.

SM-65A Atlas, Cape Canaveral, 20 febbraio 1958. Lancio del missile della U.S. Air Force, test numero 449, dall’Air Force Missle Test Center.
Foto: Public Domain, Wikimedia.

C/2019 Y4 (ATLAS) è una cometa con un’orbita quasi parabolica, scoperta dal programma ATLAS, Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System, il 28 dicembre 2019 e che poteva diventare ben visibile proprio questo mese, invece ha perso integrità e si è sgretolata. Puoi leggere un articolo a riguardo nel blog Asteroidi e dintorni.

Cometa C/2019 Y4 (ATLAS). Il telescopio spaziale Hubble ha risolto circa 30 frammenti della cometa il 20 aprile 2020. La frammentazione della cometa è confermata.
Foto: NASA, ESA, D. Jewitt (UCLA), Q. Ye (University of Maryland)

Attacus Atlas, atlante o farfalla cobra, è una falena della famiglia Saturniidae, diffusa nelle foreste tropicali dell’Asia, in particolare nelle Filippine, in Thailandia ed in Malesia. Con l’apertura alare tra i 20 e i 30 centimetri, è una dei lepidotteri più grandi esistenti al mondo, battuta solo da due altre falene. Il nome, anche in questo caso, si rifà alla grandezza che era talvolta attribuita ai titani in generale, ad Atlante nello specifico.

Attacus Atlas.
Foto: Selling of my photos with StockAgencies is not permitted from Pixabay

Atlante o telamone è l’elemento architettonico a tuttotondo o ad altorilievo usato come colonna, pilastro o lesena per sostenere mensole, modiglioni, cornici, architravi. Il termine telamone è sia epiteto di Atlante, col significato di “colui che sopporta” sia nome di un altro eroe mitologico, sposo di Teti e padre di Achille. Il telamone è l’equivalente maschile della cariatide.

Telamoni all’ingresso del Palazzo Davia Bargellini, in Strada Maggiore a Bologna.
Foto: Paolo Carboni via Wikipedia.

E si potrebbe continuare ancora a lungo a nominare cose che prendono il nome da Atlante… Io mi fermo qui.

Conoscevi le vicende di Atlante? E quanti diversi “atlas” tra quelli che ho nominato?
E tra quelli che non ho nominato? Dimmelo in un commento qui sotto!


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6 pensieri riguardo “Atlante

  1. Ti ho scoperto solo oggi…ti faccio davvero i miei complimenti per la maniera divertente ed accattivante con cui proponi tutti gli argomenti trattati.
    Davvero un aiuto prezioso per un approfondimento con mia figlia tredicenne in questo periodo di alienante DAD.
    Studiando D’Annunzio abbiamo cercato maggiori informazioni sulle Pleiadi e trovato te!
    Credo non ti lasceremo
    Valeria deve fare esame terza media e come approfondimento vuole affrontare il tema della Libertà.
    Se hai qualche suggerimento per ricerche ed approfondimenti ne saremmo entusiaste
    Grazie del lavoro che svolgi e della passione che trapela da ogni tua parola
    Virna e Valeria

    1. Grazie Virna e grazie Valeria!
      Ho letto solo ora il commento, perdonatemi per il ritardo nella risposta.
      Sono veramente contenta di esservi stata utile e felice che abbiate preso il tempo per lasciarmi un pensiero.
      Io scrivo soprattutto di astronomia, spazio e mitologia: sulla libertà, così su due piedi, non mi vengono in mente collegamenti con i miei campi.
      Nel caso mi venisse una buona idea, vi informerò!
      Grazie ancora e alla prossima 🙂

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