Oro

Allora. Partiamo dal presupposto che non ci sono domande stupide.
Non ci credi? Te lo dimostro.
Qualche tempo fa, mentre mi documentavo sul disco di Nebra, un reperto archeologico dell’età del Bronzo raffigurante fenomeni celesti, ho letto la solita frase “oggetto prezioso, come dimostrano le applicazioni in oro”.

La domanda che mi sono posta è stata forse banale, “Da quando l’oro è prezioso? Perché?”, e avevo le mie idee su come rispondermi. Ma stavolta non mi sono limitata a ricerche online, ho fatto di meglio: ho chiesto al mio collega Danilo Gasca, e ne ho ricavato un’intervista.


Ciao Danilo. Per cominciare, presentati in una frase. Va be’ due.
Tre, se proprio necessario…

Ciao, sono Danilo e ho studiato scienza dei materiali. Da una decina di anni mi occupo di divulgazione e comunicazione della scienza. Sono un appassionato di storia della chimica, adoro i viaggi in treno e i treni in generale (sono molto Scheldon) e mi piace la fotografia!

Carta d’identità dell’oro.

Impariamo a fare l’associazione oro-preziosità fin dalle scuole elementari, tanto che ci sembra scontata. Però, all’improvviso, mi è balenato in mente che ci sarà un valido motivo se questa associazione regge il peso dei secoli. Mi sono chiesta – e ti rigiro ora la domanda –
«Da quando l’oro è diventato un materiale prezioso? Lo è sempre stato? Perché?»

In qualche modo l’uomo è da sempre stato attratto dai metalli. Questo perché sono materiali capaci di riflettere la luce. Chi non sarebbe attratto da una pietra che luccica? L’oro, in particolare, è ritenuto prezioso praticamente dalla sua scoperta in età preistorica e questo essenzialmente per tre ragioni: la rarità, il colore e la sua incorruttibilità!

I nostri antenati che per primi hanno avuto la possibilità di tenere fra le mani una pepita d’oro si sono trovati davanti una pietra che luccicava, era malleabile e aveva lo stesso colore del sole. Cosa avresti pensato? Beh, io onestamente avrei legato quel ritrovamento ai favori degli dèi o a una manifestazione del dio del sole. E, in effetti, sono molte le testimonianze antiche che legano l’oro alla religione, alla manifestazione del divino e a complessi riti per ingraziarsi le divinità.

Pepite d’oro di fiume. L’oro si trova allo stato nativo sotto forma di pepite, grani e pagliuzze nelle rocce e nei depositi alluvionali. Di James St. JohnGold fluvial pebbles (placer gold) (Washington State, USA) 4, CC BY 2.0, Collegamento

Alla base del successo dell’oro può esserci il fatto che non si ossida come altri metalli, ad esempio l’argento e il rame che si ricoprono di una patina antiestetica, mantenendo invece inalterata la sua lucentezza nei secoli?

L’incorruttibilità dell’oro è indubbiamente una delle sue fortune ed è una delle ragioni per cui l’uomo ha da sempre ritenuto prezioso e speciale questo materiale. Insieme a platino, argento, rame, è uno dei pochi metalli che restano pressoché inalterati dall’esposizione all’ossigeno atmosferico. Per questa ragione sono definiti metalli nobili, perché fanno gli snob e non si fanno corrompere dalle lusinghe dell’ossigeno o di altre sostanze. Sono metalli estremamente stabili.

Oro e platino risultano, però, più stabili rispetto ad argento e rame. Questi ultimi, infatti, se esposti all’aria, come hai accennato tu, tendono a ricoprirsi di una antiestetica patina nerastra che ne oscura la lucentezza! Questo spiega perché l’argento e il rame non siano preziosi come l’oro.

Ma a rendere l’oro prezioso concorre anche un altro fattore: il colore! Fra i metalli è uno dei pochi ad avere un colore tutto suo. In un mondo dove praticamente tutti i metalli sono di diverse sfumature di grigio, uno che è dello stesso colore del sole dovrà pur spiccare in qualche modo!

La capacità dell’oro di rimanere inalterato nei secoli rappresenta per l’uomo ciò che egli non è. L’essere umano è corruttibile e mortale, mentre l’oro è capace di sopravvivere senza subire alterazioni nei secoli e nei millenni. Questa sua proprietà ha concorso a far pensare all’uomo che l’oro avesse origine divina. Non a caso lo troviamo in tutti i riti funebri antichi. Gli egizi, ad esempio, ornavano i sarcofagi con inserti dorati o con colori che ricordano questo elemento. La speranza era che l’oro potesse trasmettere la sua capacità di rimanere inalterato al defunto, contribuendo a garantire la conservazione della salma.

La maschera funeraria di Nebkheperura Tutankhamon, faraone vissuto nel 1300 avanti Cristo. La maschera fu ritrovata nella sua tomba dall’egittologo britannico Howard Carter nel 1922 e si trova ora al Museo egizio del Cairo. È una delle opere più note al mondo. Foto: Pixabay on Pexels.com

E che peso ha la sua facilità di estrazione nell’essere fin dall’antichità un materiale così ricercato? È l’unico metallo che si trova puro in natura?

Indubbiamente il fatto che lo si possa trovare in forma pura in natura e che non richieda alcun tipo di lavorazione, che non sia la semplice estrazione o separazione da altri materiali, rende questo metallo particolarmente interessante.

Però è anche vero che non è l’unico metallo che è possibile trovare in natura in forma nativa, ossia non chimicamente legato con altri elementi della tavola periodica.
L’argento, il rame o il platino, come accennavo precedentemente, sono metalli nobili al pari dell’oro che tendono a combinarsi difficilmente con altri elementi.
In natura, infatti, è possibile trovare vene aurifere, ma anche vene di argento, rame o platino. All’interno dei musei di mineralogia si possono vedere stupende pepite di rame o argento.

Non a caso il rame è stato il primo metallo a essere utilizzato tecnologicamente dall’uomo: facile da ricavare dal mondo naturale e allo stesso tempo non così raro da renderne impossibile o complesso l’uso in gran quantità.

Dunque l’oro è comodo ma particolare e raro, quindi prezioso

Esatto. Si trova in forma nativa come altri metalli, quindi comodo, ma è più raro, quindi prezioso. E poi è giallo, un colore decisamente insolito per un metallo, quindi investito di un valore fortemente simbolico.

E quanto influiscono, invece, le sue alte malleabilità e duttilità nel renderlo così desiderabile? È il metallo più adatto a dare forma ai gioielli?

La malleabilità è una caratteristica comune alla maggior parte dei metalli. Tutti i metalli sono facilmente deformabili in modo permanente. Ci sono, chiaramente, materiali metallici più malleabili come l’oro, il piombo o il rame, e metalli che lo sono meno e risultano più fragili, come il platino o l’iridio. Questa proprietà rende l’oro facilmente lavorabile e adatto alla forgiatura di manufatti artistici come i gioielli. In questo senso possiamo dire che la malleabilità concorre a rendere prezioso questo metallo perché consente di cristallizzare in una forma ciò che l’uomo, e in particolare l’artista, pensa.

Anche la duttilità, cioè la possibilità che abbiamo di ridurre un metallo alla forma di un filo sottilissimo senza che questo si pezzi, è una caratteristica molto ricercata. Ebbene l’oro è il metallo più duttile di cui disponiamo. Nella classifica è seguito dall’argento e dal rame. Questa proprietà ci ha dato la possibilità comporre tessuti utilizzando fibra d’oro e ci permette oggi di inserire fibre d’oro all’interno di tessuti in cotone o lana. La presenza di queste fibre consente di ottenere stoffe antibatteriche.

E cosa mi dici invece delle diverse “tipologie di oro” che si vedono nelle gioiellerie? Intendo quello che chiamano oro bianco, oro rosa, ecc… Sono veramente diversi tipi di oro?

L’oro, in quanto elemento della tavola periodica è uno e uno soltanto e ha precise caratteristiche! Deve essere di colore giallo, deve avere una certa densità, una certa temperatura di fusione e così via.
Però è vero che in gioielleria troviamo diverse tipologie di oro. Possiamo scegliere fra l’oro rosso, l’oro bianco, ecc. Non si tratta di metalli diversi o elementi diversi, ma di leghe metalliche. Una lega metallica è l’unione di due o più elementi di cui almeno uno deve essere un metallo. Un tipico esempio di lega metallica è il bronzo, formato dall’unione di rame e stagno. Oppure l’acciaio, formato dall’unione fra il ferro (metallo) e il carbonio (non metallo).

Leghe con diverse percentuali di oro, argento e rame danno le colorazioni che conosciamo come oro giallo, oro rosa, oro verde. Immagine: F l a n k e r – Self-made from File:Ag-Au-Cu-colours-greek.svg made by Metallos., CC BY-SA 4.0, Collegamento

Le diverse tipologie di oro fra cui possiamo scegliere andando in gioielleria sono tipicamente leghe metalliche formate da oro, argento, rame e a volte platino. L’oro rosso, ad esempio, è una lega metallica formata per il 75% da oro, per il 4,5% da argento e per il 20,5% da rame. Proprio l’alta percentuale di rame conferisce la particolare colorazione rossa tipica di questa lega. Variando le percentuali di oro, argento, rame e platino che si possono inserire all’interno della lega è possibile ottenere altre sfumature o effetti particolari.

Oltre ad essere un metallo ottimo per l’oreficeria e a connotare d’immortalità con la sua perpetua lucentezza re, imperatori e faraoni, l’oro si presta anche ad altri usi? È presente in tecnologie che usiamo oppure è usato nell’industria?

Tutti conosciamo questo metallo per la sua preziosità, la sua bellezza e l’uso che ne facciamo da un punto di vista artistico per confezionare gioielli e manufatti di vario genere. Gioielli e manufatti che sono diventati anche simboli, pensiamo alle medaglie d’oro, alle coppe o alle corone. Oltre a essere simbolo di ricchezza, la sua preziosità lo ha reso indice della tenuta economica di un Paese. Non a caso tutti i Paesi sviluppati hanno nelle loro banche centrali casseforti in cui conservano decine di lingotti d’oro che rappresentano la riserva aurea del Paese e che è simbolo delle ricchezza dello Stato.

Ma non solo: l’oro è importantissimo anche per le sue applicazioni tecnologiche. Le sue proprietà lo rendono adatto e ideale per una moltitudine di utilizzi.

In ambito chimico è utilizzato come catalizzatore di moltissime reazioni di interesse industriale, come quelle per la produzione dell’idrogeno o quelle che avvengono all’interno della marmitta catalitica e che consentono di abbattere gas inquinanti come gli ossidi di azoto. In elettronica è impiegato per la sua straordinaria capacità di condurre l’energia elettrica. Conduce meglio di rame e argento e per questo viene utilizzato per placcare e costruire i contatti dei processori dei computer o degli smartphone.

Smartphone e computer sono una miniera tascabile. Contengono non solo oro, ma anche altri elementi particolarmente preziosi. È veramente molto importante smaltire correttamente questi oggetti, per consentire il recupero degli elementi al loro interno e il loro riciclo. Foto: S Sjöberg on Unsplash

Ti starai chiedendo perché non viene utilizzato per fare i cavi elettrici. Beh, vedi… ci sarebbe un leggerissimo problema di costi! Per dare un’idea di quanto oro si utilizzi all’interno di apparecchiature elettroniche basti pensare che in una tonnellata di rifiuti elettronici si stima siano presenti fra gli 0,5 e gli 0,6 grammi di oro e una miniera viene giudicata economicamente interessante quando i materiali estratti hanno un contenuto di oro fra 0,3 e 0,4 grammi per tonnellata.
Essendo un metallo praticamente inerte e fortemente biocompatibile, ossia non dà nessun tipo di reazione se messo a contatto con tessuti viventi, è utilizzatissimo in ambito medico. Uno dei primi utilizzi dell’oro in questo campo è stata la forgiatura dei denti finti. Malleabile e resistente era il metallo ideale per costruire le protesi ortodontiche. Oggi lo si utilizza a scopo diagnostico e per la cura di alcune malattie come artrite reumatoide.
Lo si utilizza anche come additivo alimentare. Lo si può trovare all’interno di preziose bottiglie di champagne e uno chef italiano lo ha utilizzato per comporre un risotto allo zafferano impreziosito da una foglia d’oro 24 carati.

Ah… un’azienda americana ci ha confezionato della capsule particolari che possono essere acquistate e permettono, una volta ingerite, di impreziosire i propri bisogni!
Insomma, la fantasia umana ha dell’incredibile!

Pillole d’oro: un’iniziativa artistica che spinge all’estremo il consumismo. Le pillole sono acquistabili ad un prezzo che si aggira attorno ai 400 €. Foto: CITIZEN:Citizen

Allora, che ne pensi? Ti ho convinto che non esistono domande stupide?
Io e Danilo ci siamo divertiti a realizzare questa intervista e sicuramente lo rifaremo.
Intanto, se hai dei dubbi o delle curiosità, non esitare a lasciare un commento qui sotto: saremo felici di rispondere!


Immagine di copertina: sottilissime foglie d’oro, che si possono ottenere in virtù della sua grande malleabilità; Holger Link on Unsplash


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