Perseverance: l’atterraggio su Marte e altre curiosità

Perseverance è atterrato su Marte, eseguendo alla perfezione ogni singola mossa prevista. Ogni atterraggio su Marte è un piccolo capolavoro di ingegneria e lascia col fiato sospeso tutti quelli che lo seguono: i responsabili della missione e i fan come me che hanno mollato tutto, quel 18 febbraio sera, per controllare che il rover arrivasse sano e salvo sul suolo marziano.
Sei non hai ancora visto i passaggi dell’atterraggio, sei nel posto giusto.
E in più. scopri le chicche e gli “easter egg della missione!

In questo articolo:

L’atterraggio

Non solo Perseverance ha più fotocamere di ogni altro rover su Marte finora, ma anche il sistema che lo ha accompagnato fino all’atterraggio aveva tutta una seria di fotocamere che hanno ripreso ogni singola fase della delicata manovra.

I tecnici Nasa avrebbero comunque estratto (quasi) tutte le informazioni da sensori a bordo in gradi di dedurre la quota, la direzione, la velocità del rover durante la discesa, ma con le telecamere ci hanno offerto molto di più: la sensazione di essere atterrati anche noi su Marte, insieme a Perseverance.

Avevo già parlato dei terribili “7 minuti di terrore” nel precedente articolo, qualche settimana fa. Ma adesso abbiamo qualcosa che non avevamo mai avuto prima per nessuna missione: il video originale di un rover che atterra su Marte.

Guarda questo video: se non l’hai già guardato, ti prometto che non hai mai visto nulla del genere finora!

Tutte le fasi dell’atterraggio su Marte di Perseverance. Video: Nasa.

Nel video qua sopra c’è l’audio originale della diretta streaming trasmessa durante le fasi di discesa e atterraggio il 18 febbraio sera (sera qui in Italia) e le immagini di ciò che le varie telecamere a bordo di Perseverance e della sua sonda-traghetto spaziale stavano registrando. Il video è stato rilasciato il 22 febbraio, con commento Nasa.

Il paracadute supersonico

Il video inizia con le immagini del paracadute che si apre: banale, penserai. E invece no. Non dimentichiamo che siamo su un altro pianeta, molto diverso dal nostro. La sonda è entrata in atmosfera con una velocità di circa 17mila chilometri orari e il modo migliore per decelerare in questa fase è un gigantesco paracadute. Con 21,5 metri di diametro è il più grande mai mandato su un altro pianeta. Il paracadute funziona perché l’aria dell’atmosfera si oppone al suo moto, quindi rallentando tutto ciò he al paracadute è connesso. Ma su Marte non c’è l’atmosfera che abbiamo sulla Terra: quella marziana è il 99% meno densa di quella terrestre. Semplicemente, ci sono meno molecole che possono opporsi a qualcosa che cade. Per assicurarsi che il paracadute fosse adatto alla massa e velocità della sonda e all’atmosfera marziana, la Nasa ha svolto diversi test, a terra ma anche nello spazio, ricreando o ricercando condizioni quanto più simili possibili a quelle che il paracadute avrebbe dovuto affrontare durante la sua missione. Questi test non sono una novità: sono 50 anni che la Nasa sperimenta paracadute che debbano resistere alle condizioni marziane, sparando in voli suborbitali missili che arrivano al doppio della velocità del suono e poi aprono spettacolari meduse di stoffa. Beh, nylon, kevlar e Technora, più che stoffa. La resistenza meccanica che questo paracadute supersonico deve avere è spaventosa.

Test sul paracadute supersonico che avrebbe aiutato Perseverance a scendere su Marte. Video: Nasa/Jpl.
Lo scudo termico

Rallentata a dovere dal paracadute, la sonda passa da velocità supersonica a velocità subsonica, cioè sotto la velocità del suono in atmosfera marziana. Ormai lo scudo termico che ha protetto dalle temperature altissime – fino a 1300 gradi – affrontate entrando ad alta velocità in atmosfera non serve più e viene sganciato e lasciato cadere.
Cade come ci si aspetta: senza particolari piroette.

Scudo termico che viene lasciato cadere. Schermata catturata dal video Nasa a commento delle riprese della discesa di Perseverance su Marte.
Scudo termico che viene lasciato cadere. Schermata catturata dal video Nasa quassù.
Occhi aperti e back shell separation

Libero dallo scudo termico, Perseverance accende telecamere e radar e guarda il suolo di Marte per la prima volta. questi hanno un compito delicato: comunicare con il dispositivo Terrain-Relative Navigation per scegliere il punto più adatto a poggiare le ruote al suolo.

Intanto il guscio superiore della sonda (back shell), collegato al paracadute, si stacca dal rover così come ha fatto lo scudo termico.

La gru che tiene impacchettato a sé il rover scende in maniera controllata grazie ai retrorazzi: le immagini che il video ci mostra a questo punto sembrano cullarci gentilmente mentre Perseverance sta cercando il punto di primo contatto col pianeta.

Perseverance viene calato e depositato

Da qui tutto accade in pochissimo tempo: l’ultimo scheletro della sonda che ha viaggiato per oltre 6 mesi con Perseverance a bordo adesso lo cala verso la superficie del pianeta. Lo sky crane, la gru aerea, ha il delicato compito di depositare il rover e poi andare a schiantarsi lontano per evitare di danneggiarlo in alcun modo cadendo. Ne approfitta per qualche memorabile scatto: il primo scatto della discesa che la Nasa ha rilasciato, destinato a passare alla storia.

Perseverance visto dalla gru aerea che lo sta depositando su Marte. Foto Nasa.
Perseverance visto dalla gru aerea che lo sta depositando su Marte. Foto: Nasa/Jpl-Caltech

Le prime foto

I primi due scatti che Perseverance ci manda sono per confermare che è tutto ok. Sono istantanee catturate dalle telecamere sotto il rover e mostrano un tranquillo paesaggio pianeggiante con qualche sassetto qua e là: proprio quello che ci si aspetta dal fondo del cratere Jezero.


Ascoltare Marte

Ma le immagini non sono l’unica cosa che Perseverance registra della sua nuova dimora: pochi giorni dopo l’atterraggio arrivano anche i suoni. La Nasa ha rilasciato un audio in cui si sentono i rumori prodotto dallo stesso Perseverance ma nel quale è stato registrato anche un lieve sibilo, probabilmente dovuto al venticello marziano.

Qui ti riporto la versione filtrata, in cui sono stati attenuati i rumori di Perseverance. Ascolta a volume alto!

Chiudi gli occhi e immaginati su Marte, a cavalcioni di Perseverance…


Un messaggio segreto

Nel video in cui i responsabili Nasa della missione stanno commentando in dettaglio la discesa del rover su Marte, Al Chen, a capo della manovra Entry, descent and landing (Edl), commenta così dopo aver descritto il paracadute:

Oltre a consentire dell’incredibile scienza, speriamo che i nostri sforzi e la nostra ingegneria possano ispirare gli altri.
A tale scopo, a volte lasciamo messaggi nel nostro lavoro, affinché altri possano trovarli.
Quindi invitiamo tutti voi a provare a cercarli e a mostrare il vostro lavoro.

Beh, il meraviglioso mondo di internet ci ha messo appena 6 ore a decifrare il messaggio nascosto, come fa notare Adam Steltzner, capo ingegnere della missione.

Il messaggio nascosto è “Dare mighty things”, letteralmente “osare cose potenti”.
Ma facciamo che la traduzione elegante in italiano può essere “osare qualcosa di grandioso”. Così mi sento meglio.
È scritto in codice binario: Ian Clark, ingegnere sistemista Nasa appassionato di cruciverba a cui è venuta l’idea, ha usato l’arancione per indicare il numero 1 e il bianco per indicare lo 0.

Ogni settore ad anello rappresenta una parola e il settore più esterno è una posizione data in coordinate: circa l’ingresso del centro visitatori del Jet Propulsion Lab in Pasadena (Jpl), California.

“Dare mighty things” è il motto Jpl che chi ha seguito i video delle fasi dell’atterraggio ha letto molte volte in diretta streaming, forse anche per questo gli appassionati hanno “crackato” in codice in sole sei ore.
È anche parte di una più ampia citazione delle parole tratte da un discorso del presidente Roosevelt:

“È molto meglio osare qualcosa di grandioso, vincere gloriosi trionfi, anche se ostacolati dal fallimento, che rientrare tra quei poveri spiriti che non gioiscono né soffrono molto, perché vivono nel grigio crepuscolo che non conosce vittoria né sconfitta.”

Theodore Roosevelt, 1889

Il primo “easter egg” ha avuto vita breve quindi, ma il vice direttore del progetto, Mark Wallace, ne promette molti altri.


Rover Evolution

Per concludere, due chicche stampate su targa.
La prima è una targa che rappresenta tutti i rover Nasa atterrati con successo sulla superficie di Marte. Sono messi in fila uno dietro l’altro, dal più vecchio sulla sinistra, al più recente sulla destra: in pratica ricordano quelle vecchie immagini che volevano spiegare l’evoluzione dei Sapiens a partire dagli ominidi, te le ricordi?

E infatti la Nasa chiama questo disegno l’evoluzione dei rover.

Un’immagine della targa sul rover, con ingrandimento del dettaglio.
Il design della targa dell'evoluzione dei rover posta sul rover Perseverance. Mostra i rover Nasa arrivati con successo su Marte.
Il design della targa dell’evoluzione dei rover. Immagine: Nasa/Jpl-Caltech.

Da sinistra a destra, i rover sono:

  • Sojourner, atterrato il 4 luglio 1997, attivo fino al 27 settembre 1997
  • Spirit, atterrato il 4 gennaio 2004, attivo fino al 22 marzo 2010 (ultimo contatto)
  • Opportunity, gemello di Spirit, atterrato il 25 gennaio 2004, attivo fino al 10 giugno 2018 (ultimo contatto)
  • Curiosity, atterrato il 6 agosto 2012, ancora attivo
  • Perseverance, atterrato il 18 febbraio scorso, con Ingenuity che gli vola in alto a destra.


Anch’io sono su Marte!

Altra targa che sblocca dei ricordi: quella dell’iniziativa “Manda il tuo nome su Marte”, che reca una rappresentazione familiare di Sole, Terra e Marte e ha installati 3 chip col nome di quasi 11 milioni di partecipanti, incluso il mio! 😀

Design della targa "Manda il tuo nome su Marte". In alto a sinistra è indicato lo spazio dove sono installati i tre chip che riportano i nomi dei partecipanti all'iniziativa.
Design della targa “Manda il tuo nome su Marte”. In alto a sinistra è indicato lo spazio dove sono installati i tre chip che riportano i nomi dei partecipanti all’iniziativa. Immagine: Nasa/Jpl-Caltech.

Per partecipare all’iniziativa, un paio di anni fa bastava registrarsi sul sito Nasa e ottenere così il proprio biglietto di viaggio. Io ho ottenuto il mio e adesso il mio nome, insieme ad altri 10932294 è su uno di quei tre chip su un rover sul pianeta Marte.
Non ti sembra meraviglioso?

Sono a bordo di Perseverance, yu-huuu!

Se invece stai rimuginando su cosa altro richiami alla memoria questa targa, beh, la placca sulle sonde Pioneer il Golden record sulla sonda Voyager degli anni ’70 avevano una rappresentazione a cui questa di Perseverance si ispira.

Golden record e schema a fronte. Era una placca a bordo delle sonde Voyager 1 e 2 degli anni 70.
In realtà questa è la “copertina” del Golden Record, un vero e proprio disco con campioni di suoni e immagini dalla Terra, lanciato nello spazio. Le Voyager 1 e 2 sono ora gli oggetti costruiti dall’uomo più lontani da casa e sono ancora funzionanti!

Ci ho messo tanto a selezionare i materiali da mostrarti: volevo provare a trasmetterti l’emozione dell’arrivo su Marte di questo nuovo rover.
La cosa bella è che Perseverance non si è ancora mosso e non ha ancora dispiegato per intero il suo braccio. Per non parlare di Ingenuity, il drone che ha viaggiato sotto la pancia di Perseverance, che si sta caricando e verrà depositato al suolo per tentare il primo volo su un pianeta diverso dalla Terra.

Altre emozioni ci attendono! Proverò a raccontartele.
Intanto, hai una curiosità o una riflessione? Lasciami un commento qui sotto!


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