Pleiadi: sette sorelle

Figlie del titano Atlante e dell’oceanina Pleione, sette ninfe tramutate in stelle consumate dal proprio dolore o, secondo altri, in un’eterna fuga da un corteggiatore cocciuto.
Sette fanciulle (o sei?) per gli antichi Greci, ma anche per molti altri popoli e culture.

In questo articolo:

Il mito

Ti giuro che ho cercato una foto diversa per la copertina per questo articolo, ma, accipicchia, se si cercano immagini delle mitologiche Pleiadi, questa è praticamente la sola che salta fuori. Forse aiuta il fatto che è di pubblico dominio. Quindi, come tutti quelli che hanno parlato di Pleiadi prima di me, uso anch’io questa foto. Si tratta della riproduzione di un’opera dell’artista americano simbolista Elihu Vedder, che io a dir la verità non trovo particolarmente in linea col mio personale gusto estetico… De gustibus.

Però è calzante, sono proprio loro: le Pleiadi, le sette ninfe della cultura classica greca, figlie di un titano, quell’Atlante condannato a reggere il cielo sulle spalle, e di un’oceanina (ninfa oceanica) di nome Pleione.
Sono rappresentate in una danza celeste, che è proprio quello che ci si aspetta da ninfe come loro. Le ninfe facevano una bella vita: ridevano, scherzavano, danzavano. Ed erano periodicamente inseguite da corteggiatori più o meno piacevoli, più o meno aggressivi e più o meno ricambiati.

Le sette Pleiadi erano Maia, Elettra, Taigete, Alcione, Celeno, Sterope (o Asterope) e Merope. Le stelle più brillanti dell’ammasso aperto delle Pleiadi portano gli stessi nomi delle sette mitologiche sorelle e dei loro due genitori.

ammasso aperto delle pleiadi con i nomi delle stelle principali
Le stelle più luminose dell’ammasso aperto delle Pleiadi, con i rispettivi nomi. Foto: Henrykus via Wikipedia

Due cose sono interessanti delle Pleiadi: le relazioni e le rispettive discendenze, e perché sono in cielo. Ed entrambe queste due cose, nella tradizione classica, sono spesso solo accennate e quasi sempre non univoche, nel senso che ogni storia dipende un po’ dall’autore che la racconta.

Parentele… divine

Di Maia (“madre”, “levatrice”), la maggiore delle Pleiadi, si racconta che fosse la più bella delle sette. La più riservata, si era ritirata a vivere da sola in una grotta del monte Cillene. La sua bellezza non era sfuggita al libertino padre degli dei, Zeus, che una notte la scovò nella grotta e approfittò di lei. Dalla loro unione nacque Ermes, futuro dio del commercio, dei viaggiatori, dei ladri e velocissimo messaggero degli dei. Ermes era uno scavezzacollo fin dal suo primo giorno di vita, quando rubò il bestiame ad Apollo, il quale lo perdonò soltanto in cambio della lira che il bambino aveva appena inventato costruendola dal guscio di una tartaruga.
Maia fu anche madre adottiva di Arcade, figlio della ninfa Callisto e di Zeus (tanto per cambiare…). Arcade era rimasto orfano dopo che Era, moglie di Zeus, aveva scaraventato in cielo Callisto a formare l’orsa maggiore.

Maia sarà stata anche la più bella delle Pleiadi, ma Zeus non disdegnò nemmeno altre due sorelle. Sedusse anche Elettra (“ambra”), da cui ebbe Dardano, leggendario capostipite della stirpe troiana.
Ci provò anche con Taigete, ma la fanciulla non voleva saperne e invocò la protezione di Artemide, dea vergine della caccia che aveva a cuore le sorti di tutte le fanciulle vergini del mondo. Artemide prontamente trasformò in cerbiatta Taigete, perché potesse sfuggire alle grinfie di Zeus. Secondo alcune varianti della storia, Taigete sfuggì a Zeus e dedicò ad Artemide, come ringraziamento, la cerva di Cerinea, dalle corna d’oro e dagli zoccoli d’argento. Secondo altre varianti, Zeus riuscì a giacere con Taigete e da quell’unione nacque Lacedemone, leggendario fondatore di Sparta.

Alcione (“martin pescatore”, un uccello del sottordine degli Alcenidi) è invece legata al mare e alla navigazione. Sensato quindi che nell’immaginario greco avesse attirato le attenzioni del dio del mare, Poseidone. Da lui ebbe molti figli, diversi a seconda dell’autore di riferimento. Il più noto dei figli di Alcione è Glauco, forse avuto da Poseidone forse dall’umano Antedone: un pescatore divenuto poi un immortale mezzo uomo e mezzo pesce.

Anche la sorella Celeno aveva avuto le attenzioni di Poseidone, da cui ebbe diversi figli a sua volta. Secondo alcuni Celeno ebbe anche un figlio, Decalione, da Prometeo (“colui che pensa prima”), titano fratello di Atlante.

Sterope, la brillante (“stella”, “fulmine”), ebbe Enomao, leggendario re di Pisa, dal dio della guerra Ares.

Infine Merope, la scura, si narra sia stata l’unica delle Pleiadi a non unirsi a immortali. Fu moglie del mortale Sisifo, re di Corinto, un personaggino davvero interessante che meriterebbe un articolo a sé. Giusto per incuriosirti, Sisifo era considerato il più astuto tra gli uomini e spesso osò sfidare e ingannare persino gli dei. A un certo punto fu condannato da Zeus a far rotolare un pesantissimo masso in cima a una montagna, per poi veder rotolare giù questo masso e dover ricominciare da capo. Per l’eternità.

Che Merope sia l’unica ad aver sposato un mortale è uno stratagemma tramandato per spiegare perché delle Pleiadi si vedano chiaramente in cielo sei stelle a occhio nudo, ma sette sorelle sono narrate dalla leggenda.

Il mistero

In una bella serata col cielo sereno, possibilmente lontano dalle luci delle città, si riescono facilmente a vedere 6 stelle nell’ammasso aperto delle Pleiadi.
In realtà, chi ha la vista davvero davvero buona, ne vede anche una dozzina. Però sei sono quelle che dominano.

Allora perché tante storie mitologiche e tante culture in giro per il mondo, in epoche anche diversissime tra loro, raccontano spesso di sette stelle?
Tra l’altro con la fatica di dover giustificare perché se ne vedono bene solo sei!

"L'Etoile Perdue" ("La stella perduta"), dipinto di William-Adolphe Bouguereau. Merope, vista di schiena, con le sorelle Pleiadi in lontananza sullo sfondo.

Questo è un rompicapo affascinante, la cui risposta non è certa. Si potrebbe pensare ad esempio che in un’epoca remota le stelle ben visibili ad occhio nudo fossero sette e che poi qualche fenomeno abbia reso meno visibile una di esse. E in effetti esistono stelle variabili nell’universo, che hanno dei cicli di aumento e diminuzione della propria luminosità. Non sembra tuttavia questo il caso delle sette sorelle. Nel corso dei secoli avremmo registrato dei nuovi aumenti di luminosità della presunta stella scomparsa. Altre spiegazioni astronomiche sembrano altrettanto poco probabili. C’è persino incongruenza in quale sia la stella che si sarebbe indebolita.

Nella mitologia greca che ho preso ad esempio in questo articolo, si narra appunto che Merope, vergognandosi di essere l’unica sposa di un mortale, si sia adombrata, sia quasi sparita dal cielo.
O che se ne sia del tutto allontanata, come mostra il bel dipinto di William-Adolphe Bouguereau, “L’Etoile Perdue” (“La stella perduta”), in cui Merope si allontana dalle sei sorelle che si vedono sullo sfondo.
In alternativa, si narra che Elettra sia sparita dal gruppo da quando ha assistito alla caduta di Troia, la città che discendeva da suo figlio.

Eppure Merope ed Elettra sono due tra le stelle più luminose dell’ammasso, di certo non quelle divenute poco visibili. Piuttosto Sterope è quella più debole, persino più debole della stella Atlante, cioè di quella che porta il nome del padre delle Pleiadi.

A complicare le cose c’è anche il fatto che non si sa bene quando i nomi siano stati associati alle singole stelle: se ciò fosse avvenuto nel 1600, come pare, allora in realtà non ha molto senso cercare un legame tra le leggende antiche e un evento astronomico che spieghi l’eventuale attuale stella perduta.

Catasterismo: come sono finite in cielo le Pleiadi?

Catasterismo (“colloco tra le stelle”) è quel processo per cui in mitologia un personaggio o oggetto viene idealmente portato in cielo come astro o costellazione.

Ma, alla fine di tutto, com’è che le Pleiadi stanno in cielo?

Ci sono due versioni della storia.

Secondo alcuni le Pleiadi si sono consumate dal dolore per la sorte del padre. Il padre Atlante è quel titano che, sconfitto insieme ai fratelli nella guerra tra titani e dei dell’Olimpo (Titanomachia), fu costretto come punizione a reggere sulle sue spalle per l’eternità il globo celeste.
Impietositi, gli dei avrebbero portato in cielo le fanciulle.

Una storia più articolata narra invece che le Pleiadi fossero seguaci di Artemide e con essa fossero solite passare del tempo tra una caccia e l’altra. Un giorno, nella stessa zona dove si trovavano le fanciulle, un altro formidabile e instancabile cacciatore stava inseguendo di soppiatto la sua preda, quando, all’improvviso, vide le splendide ragazze.
Orione, il mitologico cacciatore, invaghitosi delle fanciulle, cominciò a inseguirle per averle. E passi un anno, passino due, passino cinque addirittura… ma c’è chi dice che Orione inseguì le Pleiadi per 12 anni!
Artemide ad un certo punto non ce la fece più e chiese aiuto al padre Zeus, il quale trasformò le Pleiadi in colombe che volarono in cielo, dove divennero definitivamente stelle. Zeus però, oltre a non fare altro che cercare belle donne con cui accoppiarsi, era un mattacchione con un pessimo senso dell’umorismo: si narra che portò in cielo anche Orione, come costellazione, che continua in eterno a inseguire le fanciulle in cielo.
Artemide era doppiamente incavolata: per il brutto scherzo del padre e perché non aveva più le sue compagne. Fortunatamente, di tanto in tanto, Artemide, che nella mitologia classica è anche una delle personificazioni della Luna, passa in cielo proprio accanto alle Pleiadi, per poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia delle vecchie amiche.

Non erano soltanto gli antichi greci a vedere nelle Pleiadi sette sorelle, ma molti altri popoli vissuti in tempi diversi e in luoghi diversi. Oltre a vederci in alternativa fratelli, galli o galline, abbondanza di messi: leggi le altre leggende più diffuse nell’articolo “Pleiadi, oltre la Grecia”.


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2 pensieri riguardo “Pleiadi: sette sorelle

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