Disco di Nebra

“La più antica, concreta, rappresentazione di fenomeni celesti al mondo”

“Uno dei più importanti reperti archeologici del ventesimo secolo”

Lo definisce così l’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), accettando il disco di Nebra nel suo registro delle Memorie del mondo nel 2013.

L’Unesco esagera? No, probabilmente non esagera affatto.

Mappa del cielo e calendario… dell’età del bronzo?!

Ciò che rende eccezionale il disco di Nebra è la combinazione di due sue caratteristiche: la sua età e ciò che potrebbero rappresentare le parti in oro.
Il disco di Nebra è un disco di bronzo, una lega di rame e stagno, di circa 30 centimetri per un peso di 2.2 chilogrammi, con applicazioni a intarsio di lamine d’oro.
Il rame, avendo subìto una corrosione lunga millenni, è diventato verde malachite.

Il reperto è dell’età del bronzo. La sua sepoltura sembra risalire al 1600 avanti Cristo, ma il disco potrebbe essere stato realizzato molto tempo prima: persino secoli prima! Passando poi di generazione in generazione fino alla data della sua sepoltura.

Le applicazioni in oro si pensa rappresentino il sole o la luna piena (il cerchio sulla sinistra), la luna crescente, e un certo numero di stelle (i cerchietti piccoli). Tra le stelle disseminate probabilmente in maniera casuale, un gruppetto, in alto tra sole e luna, si pensa possa rappresentare l’ammasso aperto delle Pleiadi.

Ancora più interessanti sono due applicazioni d’oro a forma d’arco lungo i bordi del disco: a destra la si vede; quella che sarebbe a sinistra nella foto qui sotto è andata perduta.
Se l’interpretazione degli archeologi è corretta, questi archi servivano a indicare alba e tramonto nei solstizi d’estate e d’inverno.

Ed ecco che si comincia a intuire l’eccezionalità del disco di Nebra:

  • una rappresentazione dei principali astri in cielo (sole, luna, pleiadi) dell’età del bronzo, quindi la più antica mappa stellare
  • uno strumento che dà indicazioni sul tempo, mostrando quando si è al solstizio, quindi con funzioni di calendario
  • uno strumento portatile, astronomico, dell’età del bronzo

Se le interpretazioni degli archeologi sono corrette, dunque, sì, il disco di Nebra è il reperto del secolo!

Ok, fin qui ti ho detto dei tratti salienti. Ma c’è molto altro da sapere su questo strumento e sulla sua storia: se ti ho incuriosito, continua a leggere.

Il disco di Nebra. Foto: Anagoria / CC BY via WikiPedia

Come Stonehenge, ma portatile

Così come Stonhenge, il celebre sito archeologico nei pressi di Amesbury nello Wiltshire in Inghilterra, che ospita un imponente “cromlech” («circolo di pietra» in bretone) risalente al 2500/2000 a.C., sarebbe secondo alcuni un monumento che funge da strumento astronomico, anche per il disco di Nebra è stata ipotizzata una simile funzione.

E tra l’altro Stonehenge non è l’unico esempio, è forse il più famoso.
Proprio nei pressi di Nebra, nel territorio della Sassonia-Anhalt, c’è una simile struttura, il cerchio di Goseck, dal nome del paese in prossimità del quale si trova.
Anche in questo caso, il modo in cui è stato costruito e l’orientamento delle tre porte che aveva il cerchio di Goseck, portano gli archeologi a chiedersi se esso potesse essere usato come sito astronomico e come strumento per determinare il calendario, o persino concordare il calendario solare con quello lunare.
Il cerchio di Goseck sembra risalire al 4900 a.C.: se l’interpretazione della sua funzione fosse corretta, sarebbe il primo osservatorio astronomico (solare) della storia europea!

ricostruzione del cerchio di Goseck, sito archeologico con probabile funzione di osservatorio astronomico
Una ricostruzione di come doveva apparire il cerchio di Goseck, una doppia palizzata con tre porte che lasciavano osservare i momenti di solstizio ed equinozio dalla posizione centrale. Kenny Arne Lang Antonsen / CC BY-SA

Fermiamoci un momento ad apprezzare questo concetto: quasi 7000 anni fa c’erano già persone in grado di costruire monumenti per misurare il passaggio del tempo in base alla posizione apparente del sole nel cielo.
Settemila anni fa. Sorprendente? Beh, in realtà, da quando l’uomo passò da caccia e raccolta di frutti ad allevamento ed agricoltura, conoscere i cicli naturali delle piante, quindi i tempi che intercorrono ad esempio dalla semina al raccolto, era diventata una vera e propria questione di vita o di morte.

Ora, perché la digressione sui grandi siti archeoastronomici? Perché c’è il legittimo dubbio che anche il disco di Nebra possa avere la stessa, presunta, funzione di tali siti.
Per un sito con monoliti o paletti fissi nel terreno, è facile ricostruire se alcune aperture o allineamenti sono in direzioni particolari dal punto di vista astronomico. Per un oggetto portatile, bisogna indagare se esistono altri riferimenti.

È quello che ha fatto Wolfhard Schlosser, dell’Università di Bochum.
Ha misurato l’angolo delle placche laterali d’oro sul disco di Nebra e ha trovato che misurano 82 gradi.
Questa è la stessa distanza angolare che il sole sembra coprire lungo l’orizzonte tra il tramonto al solstizio estivo e il tramonto al solstizio invernale, se osservato dalla collina di Mittelberg, dove si trova appunto il sito archeologico del disco di Nebra.
In sostanza significa che, orientando il disco di Nebra nella giusta direzione dalla collina di Mittelberg, si poteva stabilire in quale periodo dell’anno ci si trovasse. Ecco qui: calendario!

Lo strumento in tal modo doveva essere usato rigorosamente da una fascia abbastanza ristretta all’altezza dell’Europa centrale: un po’ più a nord e la distanza percorsa dal sole lungo l’orizzonte al passare dei mesi sarebbe stata maggiore; un po’ più a sud e la distanza sarebbe stata minore.
Col passare dei secoli l’uomo imparerà a costruire altri, più complessi strumenti che funzionano bene solo da specifiche latitudini, come gli astrolabi, ad esempio.
Ritrovamenti archeologici di strumenti il cui funzionamento è legato ad una specifica latitudine sono un vantaggio nella ricostruzione della loro storia, perché restringono di parecchio le zone da cui possono aver avuto origine.

Se il disco di Nebra è effettivamente stato utilizzato come strumento di misura del tempo, allora gli uomini dell’età del bronzo avevano delle capacità intellettuali da non sottovalutare.

Il reperto del secolo stava per essere inghiottito dal mercato nero

Il disco è stato scoperto nel 1999 in una foresta della Sassonia-Anhalt, in Germania, a due passi dalla cittadina di Nebra, da cui il nome.
A scovarlo sono stati due saccheggiatori di tombe, muniti di metal detector.

I due, non essendo archeologi professionisti, nello scavare per riportare alla luce il “tesoro”, hanno danneggiato non solo il sito archeologico ma anche il disco stesso. I bordi del disco ne sono usciti scheggiati, sono saltate alcune delle applicazioni d’oro e si è staccata parte della lamina che rappresenta il sole (o luna piena, come dicevo sopra).

Per legge, un ritrovamento fatto nel territorio della Sassonia-Anhalt appartiene alle autorità locali, quindi i due saccheggiatori, consapevoli dell’illegalità delle loro operazioni, hanno venduto i reperti al mercato nero. Fino al 2003 i reperti hanno continuato a viaggiare tra diversi proprietari, finché un’operazione della polizia svizzera è riuscita a recuperarli a Basilea, con l’aiuto di Harald Meller, un archeologo sulle tracce del disco, che si è finto acquirente interessato.
I saccheggiatori sono stati condannati a 6 mesi e 12 mesi di carcere.
I reperti sono stati recuperati, restaurati e sono al sicuro nel Museo della Preistoria di Halle.

L’ultimo prezzo al quale i ricettatori stavano cercando di vendere il disco era di 400mila dollari (circa 370mila euro). Oggi il disco è valutato 11.2 milioni di dollari (oltre 10 milioni di eruo).

Foto dei reperti ritrovati col disco di Nebra: due spade di bronzo, due asce, uno scalpello e frammenti di bracciale a forma di spirale
Il disco era sepolto insieme a due spade di bronzo, due asce, uno scalpello e frammenti di bracciale a forma di spirale. Foto: 4tuneQkie / CC BY-NC-ND 3.0 DE via Flickr

Un falso?

“Quando ho sentito parlare per la prima volta del disco di Nebra ho pensato che fosse uno scherzo, anzi ho pensato che fosse un falso. Perché è un pezzo così straordinario che non sorprenderebbe nessuno di noi se uno scaltro falsario lo avesse fabbricato in una stanza sul retro e lo avesse venduto per un sacco di soldi.”

Richard Harrison, professore di preistoria europea all’Università di Bristol, in un’intervista alla BBC ammette l’incredulità iniziale nel trovarsi di fronte al disco di Nebra.
Non è tanto eccezionale il fatto che possa essere uno strumento di misura del tempo: abbiamo visto nel paragrafo precedente che erano millenni che l’uomo aveva possibilmente costruito “edifici” con tale funzione in mente.
Il disco è straordinario anche per la rappresentazione del cielo che le applicazioni in oro ricreano.
Il sospetto che potesse essere un falso ha sfiorato la mente degli archeologi, come anche quelle della difesa nel caso contro i suoi illegittimi scopritori. Durante la causa fu infatti suggerito che il disco potesse essere un falso abilmente creato.
Analisi chimiche dei materiali del disco hanno però certificato sia la provenienza dei metalli usati, sia la datazione. La presenza di microcristalli formati in superficie dalla corrosione del bronzo conferma che sono passati millenni da quando il disco è stato costruito. Più sono grandi i cristalli, più il materiale ha avuto tempo per produrli.

Lo conferma Heinrich Wunderlich, in seguito ad analisi forense sul disco:

Questo non può essere fatto artificialmente: non puoi forzare il tempo.

Dove mi sono documentata

Qui c’è la pagina del registro della Memoria del mondo Unesco dedicata al disco di Nebra.
Ho poi trovato interessante “The Nebra Sky Disk” dell’Ancient History Encyclopedia e molto esaustiva la trascrizione di un documentario della BBC Secrets of the Star Disc“.
Ah, ho anche letto qualche articolo su ResearchGate.


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